Rogue Review #1 – Sbuzzare dèi con Vanni

ATTENZIONE. Quella che state per leggere è una Rogue Review. Grazie, direte voi: “E di che minchia si tratta?”. E datemi un attimo! Dicevo… una Rogue Review è un elenco puntato di impressioni a caldo su un libro appena letto. Si tratta però di un elenco pieno zeppo di SPOILER, commenti non-inerenti e vagheggiamenti che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare con quelle recensioni più o meno serie e impegnate che leggete ovunque.


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Ecco il libro appena terminato: L’impero del sogno, di Vanni Santoni (Mondadori)

Del buon Vanni ho letto La stanza profonda (Laterza, qui) e Personaggi precari (Voland, qui); mi mancano i due volumi di Terra ignota, testi dei quali scopro soltanto a fine lettura che L’impero del sogno è, in qualche modo, il prequel. Quindi, tutto sommato, andando a casaccio ho fatto la mossa giusta. Okkey.

Scopro anche che Vanni è come la Marvel: il suo universo finzionale ha una propria “continuity”. Quindi bando alle ciance… “shut up and take my money!”. Intravedo all’orizzonte un’indigestione di testi santoniani.

Bravo Gospodinov che mi cita Gaustìn nella sua Fisica (“I generi puri non mi interessano molto. Il romanzo non è ariano”), ma qui siamo di fronte a un romanzo che è un vero e proprio guazzabuglio di stili e generi. Dunque, la mia anima metallica mi impone una classificazione (ricordate il “vegetarian progressive grindcore”, eh?): un pop&pulp-urban/dreamfantasy. Direi che basta.

Sì, perché io mi aspettavo un viaggio simile a quello dell’ultimo libro di Vanni: una storia-saggio sul fantasy con vagonate di arzigogoli e citazioni sulla metafisica del sogno, ma qui invece c’è qualcosa di più: si MENA, si SBUZZANO dèi, si MAZZUOLANO preti e… si lecca oppio a volontà.

“Si srotola per terra un mucchio di budella […] si srotola proprio come quando la nonna sbuzzava
il coniglio.”

Ma passiamo alla trama. Prima Parte. Un giovine di nome Federico Melani (detto Il Mella) ha una vita che è uno schifo: è fuoricorso a Firenze e la sua ragazza (la Bibi) lo ha mollato perché gioca di ruolo insieme a degli sfigati (questo è un mio pastiche, in realtà, tratto dalle considerazioni fatte con Vanni su La stanza profonda). Tragedia? Ebbene, no. Perché lo sventurato inizia a sognare un bel po’ e si ritrova in una specie di Consiglio di Elrond al quale partecipano esponenti di mondi fantastici (i miei preferiti sono i Munacielli) e dove, alla fine, lui finisce per avocarsi (!) un uovo-bambina che cresce a vista d’occhio, è una dea e legge un sacco (ma sempre meno di Santoni stesso, questo va detto). Insomma, c’è un oggetto di valore e lui lo fa suo. Bon.

Parte due. La parte due è semplice. I due piani si fondono e la piccola dea bambina arriva in Toscana. Il Mella trova una bella, Livia, una specie di Langdon-girl che in realtà è più simile a Lisbeth Salander: indossa una maglietta dei Carcass (+2), è very very badass ed è appassionata di libri trash (quelli che trattano di Templari, Graal e argomenti simili). Iniziano dunque le mazzuolate. I nostri rubano reliquie in giro per l’Italia, inseguiti da tutti i manigoldi che partecipavano al Consiglio e che vogliono fare loro la piccola dea. Ah, dimenticavo: tutte queste fantasticherie sono un parto della mente di lui (e forse anche di lei, e di noi, vabè). Alla fine, dopo alcune scene à la Inception e una gran quantità di dèi falcidiati in più parti del mondo, il libro si chiude con alcune considerazioni interessanti (quelle che, in fondo, mi aspettavo). Sipario.

Dicevo Inception non a caso:

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Comunque sia Vanni ci spiega, nella nota finale, che cosa intendeva fare: parodizzare un certo filone della narrativa di consumo, imparentato col complottismo, che si fonda non sul salto in mondi altri ma sull’ostinazione a prendere sul serio questa o quella interpretazione altra del nostro, che ci siano di mezzo i Templari, gli alieni o chissà quale altro elemento di pseudostoria o pseudoscienza. E ci sei riuscito, Vanni! A tratti mi sembrava di leggere una sorta di ibrido fra Dan Brown, un libro trash a caso su Templari&Reliquie (ma scritto bene!), un film di Tarantino (eh, la kill list), una crasi fra DoomWolf 3D e un libro Neil Gaiman. Insomma: un sacco di risate e botte da orbi!

Ma veniamo alla scena più figa. I nostri entrano nel Museo Stibbert di Firenze e combattono contro un’orda di manichini storici: lanzichenecchi, cavalieri, samurai e arcieri mongoli. Grazie Vanni per la tua precisione nel descrivere armi e armature, ogni termine tecnico era un sprizzo di gioia nel profondo. Ma il parossismo è stato quando ho letto quanto segue:

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La forma della visiera della celata teutonica espressa in questo modo ha donato nuova vita alla mia avvizzita anima da ex giocatore/pittatore di cavalieri bretoniani (Warhammer, ricordate?). Un piacere intenso, indescrivibile a molti di voi babbani. Una simile trovata infonderebbe calore anche nel petto di Alessandro Barbero, ne sono certo.

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A dirla tutta, però, anche nel finale c’è una scena che merita. I due impavidi protagonisti hanno appena seccato la dea Tanit (!) e sopra di loro appare un intero reggimento italiano, stile cavalleria dell’aria di Apocalypse Now, con tanto di cacciabombardieri Tornado e di elicotteri Mangusta pronti a sganciare sui poveretti un arsenale. Michael Bay, mi dico, dove diavolo sei quando servi? Qui urge un adattamento cinematografico… ci hai pensato, Vanni?

E dunque, dopo aver seccato dèi e dee, dopo aver rubato e fatto magliette con IL cencio (sì, la Sindone!), dopo aver ammazzato Guglielmo Marconi, dopo aver gettato luce su misteri irrisolti della storia delle Americhe…

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… e aver sciorinato battute a raffica…

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… la storia finisce con un bel terraforming e la chiusura della “continuity”. Va’ là.

Per chiudere sostengo che:

  • dato che il romanzo parla di sogni, i continui Pfah del protagonista non siano casuali. Perché tutti sappiamo che l’olocausto tentacolare, prima o poi, sorgerà dal profondo e arriverà: Cthulhu fhtagn;
  • “più impianti simbolici aperti, meno dogmi” sarebbe stata un’ottima fascetta;
  • Vanni utilizzi l’espressione “occhi abbacinati” per agire sull’inconscio dei lettori e spingerli a leggere la trilogia di Cărtărescu (lo farò, Vanni, lo farò; promesso!);

e ammetto che:

  • la scena di combattimento che vorrei vivere, e alla quale ho pensato spesso durante la lettura di questo gran bel libro, è sicuramente questa: perché le armature medievali (e non) che sbuzzano i nazisti avranno sempre un posto nel mio ❤.
Treguna mekoides trecorum satis dee 
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